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toproma rubriche: Film nelle sale

Film in uscita a Gennaio 2012 nelle sale cinematografiche
a cura di Francesca D’Ercole

Alvin Superstar 3 - Si salvi chi può!
L'isola dei famosi in salsa squeak'n'roll

I Chipmunks e le Chipettes si rilassano su una lussuosa nave da crociera, in rotta verso gli International Musica Awards, ma la tranquillità e il riposo non sono tra le abitudini di Alvin, che trova il modo di divertirsi pericolosamente, disobbedendo alle regole imposte da Dave. Ed è proprio giocando con un aquilone rubato ad un bambino che i sei scoiattoli finiscono naufraghi su un'isola deserta o quasi. Nella fiduciosa attesa che Dave verrà a salvarli, Alvin, Simon, Theodore, Brittany, Jeanette ed Eleanor, abituati ormai ai cibi raffinati e alle comodità, si trovano tutt'altro che a loro agio in quello che dovrebbe essere il loro ambiente naturale. In occasione della sua terza apparizione cinematografica in live action Alvin Superstar si riprende dalla battuta d'arresto del secondo fiacco capitolo e offre una nuova occasione di divertimento, diretta naturalmente ai più piccoli ma infarcita senza posa di citazioni cinematografiche e strizzatine d'occhio al pubblico adulto, che non ci si può permettere di annoiare. Se nella sequenza sulla nave da crociera i Chipmunks non posso distinguersi più di tanto per bizzarria, nel mezzo di una fauna umana che raggiunge vette altissime di pacchianeria, sull'isola i nostri sono soli con loro stessi ed è un piacere ritrovare Theodore il fifone, Alvin e Brittany in eterna e affettuosa competizione, e Simon in versione The Beach, privato dei freni inibitori da un morso velenoso di ragno e dunque sorprendentemente galante, coraggiosissimo e…francese.


J. Edgar
Con l'onestà estetica di chi non bara, un film alla ricerca di un bagliore di innocenza nell'America 'contemporanea'

Nominato capo dell'FBI dal Presidente Calvin Coolidge, J. Edgar Hoover è un giovane uomo ambizioso nell'America proibizionista. Figlio di un padre debole e di una madre autoritaria, Edgar è ossessionato dalla sicurezza del Paese e dai criminali che la minacciano a suon di bombe e volantini. Avviata una lotta senza esclusione di colpi contro bolscevichi, radicali, gangster e delinquenti di ogni risma, il direttore federale attraversa la storia americana costruendosi una reputazione irreprensibile e inattaccabile. A farne le spese sono i suoi nemici, reali o supposti, tutti ugualmente ricattabili dai dossier confidenziali raccolti, archiviati e custoditi da Helen Gandy, fedele segretaria che rifiutò il suo corteggiamento e ne sposò la causa. Quarantotto anni di ‘azioni' (il)legali, otto presidenti e un sentimento dissimulato dopo, quello per il collaboratore Clyde Tolson, Edgar detterà la sua biografia e le sue imprese: la rivoluzione investigativa, la consolidazione del Bureau, la ‘deportazione' dei comunisti, la cattura di John Dillinger e George Kelly, le indagini lecite sui rapitori di Baby Lindbergh e quelle illecite sulle Pantere Nere o sul Movimento per i Diritti Civili di Martin Luther King. Una vita romanzata e smascherata al tramonto dalla coscienza di Tolson e dall'incoscienza del peggiore dei presidenti. Il mondo è imperfetto e Clint Eastwood lo ribadisce ogni volta che può. Ad essere perfetto è il suo sguardo sul mondo, dove ancora una volta un criminale 'rapisce' un bambino e dove il bambino scomparso diventa l'immagine dell'innocenza di un Paese sulla soglia di una crisi. In J. Edgar, come in Changeling, a una mamma viene sottratto il figlio e la polizia è incapace di porvi rimedio. A indagare ci pensa lo zelante Edgar Hoover, ansioso di accreditare il valore dell'FBI e di raggiungere la notorietà, a cui ha sacrificato affetti e vita privata. Perché Edgar è un disadattato ossessionato dalla carriera e dalla conservazione del ruolo, che fa giustizia dei criminali e assicura alla giustizia il presunto colpevole del primo kidnapping della storia americana.

Finalmente maggiorenni
Fra volgarità e sensibilità, la gradevole variante britannica del teen movie americano

Quattro amici della periferia di Londra, Will, Simon, Jay e Neil, hanno appena concluso gli studi superiori e le loro strade stanno per separarsi. Per risollevare il morale di Simon, da poco abbandonato dalla ragazza, decidono di organizzare una vacanza estiva prima di salutarsi. Con un biglietto per Creta e un bagaglio pieno di frustrazioni sessuali e di spirito goliardico, i quattro adolescenti finiscono in un vecchio appartamento fatiscente e iniziano da subito a scoprire le delizie della vita notturna di Malia. In uno dei locali più squallidi della città incontrano quattro ragazze inglesi, apparentemente perfette per dare vita alle tanto agognate avventure estive. Se solo non fossero davvero troppo imbranati per riuscire nell'impresa. Oltre a presentarsi come il figlio imberbe nato da un incrocio fra American Pie e la realtà suburbana dei romanzi di Jonathan Coe e Roddy Doyle, Finalmente diciottenni è prima di tutto il prolungamento per il cinema di una popolare sit-com inglese. The Inbetweeners (da quel tipico momento “in between” che è l'adolescenza) è stata per tre brevi stagioni la versione british del classico racconto di iniziazione sessuale dei teen movies americani: una serie incentrata sulle tragicomiche disavventure di quattro giovani loser della periferia inglese. Rispetto agli episodi televisivi, incentrati sulla dimensione quotidiana e ordinaria del tipico studente di liceo, la versione per il cinema si confronta con l'extra-ordinario delle vacanze estive, ampliando il campionario di possibili brutte figure fino a farne un catalogo di improvvide imprese dettate solo da impulsi ormonali. Ma anche se il tipo di situazioni cui danno vita i quattro inbetweener in libera uscita non sono poi così dissimili dai vari trip dei coetanei americani, sono soprattutto il ritmo e lo stile narrativo della commedia a rinnovare una formula immarcescibile. Del tipico teen movie di produzione industriale, Finalmente maggiorenni perde quel sapore artificioso e quel rigido impianto che tende a subordinare la narrazione alla comicità, facendo somigliare i film più a una catena di montaggio di umiliazioni forzate.


Shame
Un lavoro singolare sul sonoro per una poetica che accosta bellezza e brutalità

Brandon ha un problema di dipendenza dal sesso che gli impedisce di condurre una relazione sentimentale sana e lo imprigiona in una spirale di varie altre dipendenze. Nulla traspare all’esterno: Brandon ha un appartamento elegante, un buon lavoro ed è un uomo affascinante che non ha difficoltà a piacere alle donne. Al suo interno, però, è un inferno di pulsioni compulsive. Va ancora peggio alla sorella Sissy, bella e sexy, ma più giovane e fragile, la quale passa da una dipendenza affettiva ad un’altra ed è sempre più incapace di badare a se stessa o di controllarsi. Dopo aver colpito indelebilmente gli occhi di chi ha visto il suo primo film, Hunger, colpevolmente non distribuito in Italia, il videoartista britannico Steve McQueen richiama con sé Michael Fassbender come protagonista di Shame, un film che è altrettanto politico, nelle intenzioni, per quanto non lo sia esplicitamente nel soggetto (com’era invece per la vicenda di Bobby Sands). Alla prigionia del carcere, dove l’uomo è privato di tutto, si sostituisce qui una trappola mentale altrettanto incatenante e umiliante, favorita paradossalmente dalla libertà di potersi comprare tutto e subito: una escort, una stanza d’albergo o un film. È l’altra faccia della società “on demand” quella che McQueen racconta in questo dramma privatissimo solo all’apparenza, venato di una tristezza senza freni. La nudità di Fassbender, che apre il film, è soprattutto una condizione figurata e quando, man mano che il minutaggio avanza, l’interpretazione dell’angoscia si fa più dichiarata e arrivano le lacrime e le contorsioni, si ha quasi l’impressione che non aggiungano molto ma diano solo più senso a quelle prime sequenze, che già contenevano tutto.

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                     Ultimo aggiornamento: 2 January, 2012 14:37
 
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